Monday, July 23, 2007

La famiglia...

Sarebbe un mondo ancora troppo futuribile, probabilmente non esisterebbero le istituzioni religiose-cattoliche, né lo stato nazione, né il lavoro né le ferie, né si darebbe tanta importanza alla vita, alle origini e ai legami di sangue, quello in cui per una situazione di parto si mobilizzassero quasi automaticamente persone vicine alla gravida diverse dalla famiglia. In termini di presenza.
Non sono proprio sicura che mia madre sia la persona migliore ad essere presente in questo frangente della mia vita, lei che si è passata il parto talmente male che neanche se ne vuole ricordare. Non verrá per senso del dovere? Non staremo pensando di farci dei favori scomodi a vicenda? In effetti mi ha chiesto, prima di comprare il biglietto di sola andata (..), se considerassi opportuno che venissero, io ho creduto di aver bisogno di un appoggio e ho detto sí. Ma sí, di certo sará un valido aiuto. Magari mi annaffia lei le piante...

Oggi ho visto la faccia del bambino nell'ultima ecografia che mi spetta prima del parto, ha il naso a porcellino, labbra grandi e guance enormi, ma bisogna considerare la deformazione del liquido amniotico. E' messo a testa in giú, perché, in quanto maschio, é furbo e sa da dove deve uscire, parola di ginecologo.

Wednesday, July 18, 2007

storie di vita e di gatti

Ieri mi é sfuggita tra le mani la vita del mio gattino di tre settimane, un duro colpo, l'ho seppellito e ho cominciato a dedicarmi di piú alle piante. Ho piantato sulla sua tomba un melone che fará un frutto del suo stesso colore, ammesso che sopravviva e faccia un frutto.
C'è chi dice che le madri uccidano o si mangino la nidiata perché sanno giá che i cuccioli non sopravviveranno, io credo piuttosto che esista una tendenza al rigetto dei cuccioli a cui non hanno dato un nome per tabú. Nella specie umana si chiama depressione post-partum, meno male che c'è la psichiatria a mettere etichette, ma potrebbe benissimo chiamarsi istinto all'estinzione. Con la conservazione della specie, il desiderio di procreare o l'istinto materno non si cercano tante spiegazioni. Comunque il gattino a quanto pare aveva due cisti, una nell'occhio e una nel culo, mi va bene pensare che sia stata questa la causa del decesso.
Il giorno prima ero andata in comune a dichiarare la morte del mio gatto maggiore, ma per fortuna questo non era vero, l'ho fatto solo per sfuggire al controllo del veterinario ufficiale, che si attiva ogni volta che si va al medico di urgenza per colpa di un animale. Volevano mettere il gatto sotto osservazione, ma il gatto é molto meglio che lo osservino le persone che lo conoscono da piú tempo e capiscono la sua lingua.
La posa con la pittrice ha dato vita al bozzetto di una forma interessante, rotonda, articolata, vista dall'alto, vedremo il quadro.

Saturday, July 14, 2007

gravidanza e arte

E' una pena che nessuno usufruisca del mio corpo, o meglio, della mia pancia ora come ora, per realizzare opere d'arte su visioni alternative della maternitá. Oltretutto, una delle frasi di convenienza in questo stadio é proprio "che bella pancia che hai!". Dopo ringalluzzimenti dell'autostima come questi, ho accettato di fare da modella per un quadro, ma non sono molto speranzosa sull'alternativitá del quadro. Non credo che dovró spalancare le gambe di fronte a un androide o a una distesa di libri. Spero solo che non mi metta un bambolotto in braccio, al limite un gatto. Vedró di parlare dell'idea prima di decidere quanto concedere del mio tempo. E' una pittrice francese, vive qui, dipinge quadri alla modigliani, molto statici, molto particolari, malinconici, ma molto molto classici. Si vedrá, si accettano suggerimenti. Mancano tre settimane piú... o meno.

Monday, July 02, 2007

allenamento o masochismo?

Non mi sono mai trovata a pensare che mi piacerebbe partorire come una gatta, in casa, scegliendo io il posto oscuro, tagliando io il cordone, fiduciosa nell'istinto che madre natura mi ha trasmesso e forte delle mie possibilitá nel superare questa prova di iniziazione, una sfida con me stessa. Credo che la tecnologia mi sará utile anche in questo caso. Tuttavia, per riempire il vuoto della perdita della mia gatta, ho accettato di adottare il gatto di 9 mesi di un'amica che non lo voleva piú e, terapia d'urto, ho anche accettato di prendermi cura di un gattino neonato che la madre gatta di un'altra amica stava per mangiarsi insieme agli altri due fratellini e/o sorelline subito dopo averlo partorito (chissá come si chiama questo istinto, sará l'istinto all'estinzione). Questo significa che devo condizionare orari e appuntamenti e soprattutto svegliarmi di notte per dargli il latte e scaldare l'incubatrice (una borsa dell'acqua calda e due bottiglie di plastica), così come pulirgli la cacca e placare le ire del gatto maggiore, per cui per forza di cose alla fine mi ritrovo a simulare una mamma gatta per davvero. Un'ingresso light nella puericultura, da un altro punto di vista una martellata in testa, se penso che é l'ultimo mese prima dell'inizio vero e proprio della nuova vita.
Comunque, domenica si é giá passato una giornata in spaiggia, il gattino bebé, e il prossimo fine settimana se ne passerá due in campeggio, speriamo che viva, sono proprio curiosa di sapere che cosa verrá fuori. Potró finalmente vedere cos'é istinto e che cosa si impara. Anche nei gatti. Non gli ho ancora dato un nome, aspetteró che passi un mese, ora ha giá 6 giorni.
Il gatto grande, ribattezato Lilo, ha rischiato di fare la stessa fine della gatta di prima, bonanima: si é visto assediato dai tre cani dietro al muro della mia casa, ma il mio compagno in versione sandocan, l'ha salvato saltando al di lá del muro e lanciandolo in aria verso il nostro giardino. Peccato che il gatto sia caduto proprio sopra di me e mi abbia morso e graffiato, ma non é grave. Il giorno prima mi era saltato sulla pancia dopo lo spavento per la cagna di un amica, la quale cagna mi aveva graffiato nuotando al mare, poco prima che mi pungesse una vespa. Mi sento, come dire, un bersaglio della natura. Oggi mi hanno proposto di crescere due passeri caduti da un nido e sono riuscita a dire no.

Tuesday, June 19, 2007

La vita e la morte

La mia padrona di casa é malata di cancro, mangia bastoncini di morfina come lecca lecca. Quando lei non ci sará piú pagheremo l'affitto alla madre. La casa dove mi sono appena trasferita l'aveva costruita, o meglio, probabilmente progettata, lei per viverci se la malattia e non l'avesse incontrata. Chissá se tra i motivi per avere scelto noi c'era anche la mia pancia.
Un altro pensiero ricorrente in questi giorni é stato il ricordare/rivivere un sacco di momenti passati, di vedere nuove intersezioni tra una piega e l'altra della mia vita. Le ultime settimane prima di dare una vita saranno come gli ultimi momenti prima che ne finisca una? Le cose portano sempre a spasso il loro contrario.
Vivere in campagna mi porta a un piú stretto contatto con la cittá e con la strada, la calle e la carretera. Guido e cammino, mi sposto, faccio coincidere le cose e quando mi devo riposare cerco un posto anche fuori casa, oggi per esempio, la palestra delle superiori dove lavora il mio compagno, in centro a Jerez. Prima, che vivevo in centro, stavo molto piú in casa. Va detto che la casa nuova in campagna sembra fatta apposta per le gravide, piena di poltrone a dondolo, con gli uccellini che cantano e l'aria fresca. Ah, e gli aerei della base Nato qui a fianco, che volano bassi e invadenti come avvoltoi. Ci sono studi che dimostrano una relazione tra questa base nato e il cancro nella zona. Una zona alla Van Gogh, piena di campi di grano, di girasole e di vigneti. E un carcere gigante al lato...
La mia gatta Sole (Soledad), compagna di sette traslochi, ha traspassato, vittima della campagna, so per certo che il suo corpo é dietro un muro. E' durissima accettarlo, dovrei pensare a un altro animale domestico, ma mi sembra un po' paradossale in questo momento della mia vita. Uno no, magari due.

Sunday, June 10, 2007

Il/la matrono/a

L'iter della donna incinta prevede un corso di 'educación maternal' a cui sono giá stata 3 volte, di cui due con l'ostetrica che mi segue (la 'matrona') e una con suo figlio, il 'matrono', che la sostituisce nella settimana di ferie.
Il matrono, figlio della matrona, se da una parte riflette un certo corporativismo medievale di trasmissione ereditaria del mestiere, dall'altra parte sbandiera un certo anticonformismo nei confronti della medicalizzazione del parto e, da buon figlio che si rispetti, certa ribellione verso metodi e convinzioni di ostetricia della madre. Che crogiuolo di contraddizioni...
Venerdí scorso ci ha dato una lezione di allattamento simulando le varie posizioni con un bambolotto e, devo dire, poteva risparmiarsi certe goffaggini e nervosismi da maschietto nel ruolo 'sbagliato' e far finta di allattare come se fosse una donna che ha partorito...sarebbe stato molto piú interessante, dal mio punto di vista.
In ogni caso, la lezione é stata molto interessante, alla frontalitá e magistralitá della madre ha opposto un metodo di trasmissione del sapere molto piú orizzontale e interattivo, ci ha fatte disporre in cerchio ed esporre tutti i dubbi e domande che volessimo, correndo il rischio del caos che ogni dibattito potenzialmente contiene. Meno male che eravamo solo 5, sennó ne sarei uscita con il mal di testa, come mi succede spesso quando esco dal corso di formatrice che sto facendo, soprattutto quando provo a moderare un dibattito in tema di genere.
Altra cosa che ha sottolineato, gli esercizi pre-parto non servono a niente, perché una volta che sei lì tra dolori e medici intorno, ti dimentichi di tutto e se soffri troppo ti mettono l'epidurale, per cui a poco serve la preparazione fisica. Non sono molto d'accordo, credo che il corpo abbia una memoria propria, ma sono troppo pigra per mettermi a fare prove di espulsione. Da un altro punto di vista, dice lui, il movimento e lo sforzo da fare sono gli stessi che ripetiamo ogni volta che espelliamo la nostra cacca, tant'é che spesso le incinte in sala parto, invece di fare il bebé, rilasciano un bello stronzo. La natura ci riempie la vita di metafore suggestive...
Nella precedente lezione, la matrona-madre, ci ha fatto vedere un video sul parto, con sapore ad anni '80, nel corso del quale spiccava in alto a destra, per tutta la durata del filmato, il nome di una grande multinazionale svizzera che non c'è bisogno di menzionare, e che ha fatto del parto e dell'allattamento un business a livello mondiale e soprattutto terzomondiale. Nel video si vedeva il lavoro di medici, ostetrici e infermieri intorno al corpo nudo di una donna che partoriva in 5 minuti, ma che era andata in ospedale subito, alle prime contrazioni, rimanendoci un giorno e mezzo prima di sgravare.
Non sono contraria alla medicalizzazione del parto, non mi seduce il romanticismo del parto in casa: nelle mie fantasie piú inconfessabili mi vedo seduta in una piscina rotonda con un ginecologo/a in muta da sub che mi tira fuori il bimbo e me lo manda nuotando in stile rana. Non amo i medici e gli ospedali alla follia, ma a qualcuno dovró affidarmi, come quando mi rompo una gamba, come direbbero gli psichiatri... E' probabile che partorisca con un cesareo, il mio bimbo é tranquillamente seduto nel mio ventre, chi glie lo fa fare di mettersi a testa in giú? Ma c'è ancora tempo per le sorprese...

Tuesday, May 29, 2007

el medico del embarazo

Mi prendo una pausa dal settimo trasloco in un anno, vado a vivere in campagna, proprio adesso che Jerez cominciava a sedurmi. In ogni caso, preferisco la villetta con giardino e fare da pendolare per altri due mesi ai quattro piani di scale e l'affitto salato della casa in centro.
Il caldo pre-estivo, la feria e gli alberi in fiore fanno rinascere questa cittadina di provincia, al corso di formazione di formatori a cui mi sono iscritta circola nuova informazione, prosperano nuovi stimoli e nuove idee di lavoro.

Oggi riflettevo sulla professione del medico a cui sono andata stamattina per avere i risultati delle analisi, controllare peso e pressione...insomma, la routine delle gravide. Ho un medico generico che solo si occupa di me dal punto di vista di quello che porto dentro: el medico del embarazo. Che professione geniale, oggi gliel'ho anche detto. Non ha a che fare con malati, non sente lamentele, non deve dare brutte notizie (nel caso, ci pensa il ginecologo), gli piace il suo lavoro e spera che non glielo cambino. Uno dei pochi casi in cui la medicina non ha a che fare con la malattia. Da un altro punto di vista, un'ulteriore ingerenza medico-istituzionale sulla vita delle persone, un ulteriore tappa di controllo dello stato sulle nascite dei suoi cittadini. Io lo vedo una risorsa, anche se mi piacerebbe poter vedere le analisi da sola dopo una settimana che le ho fatte, non dover aspettare un mese e che me le dia lui. Oggi gli ho chiesto se si occupasse anche di parti (plurale di parto), e mi ha detto di no, lui é un medico generico che solo ha a che fare con le donne incinte, per le analisi, per le ricette, per il ferro o l'acido folico. Che professione!

Saturday, April 28, 2007

maschi o femmine?

Diventare madre de essere abituate a mettere in discussione i ruoli di genere (e quindi un po' tutto) non è una passeggiata di salute.

Due medici mi hanno detto che é maschio, la gente mi dice che é femmina, non so a chi credere.

Sto facendo un corso di formazione per diventare formatrice, tutti i pomeriggi fino a fine luglio, mi permetto il lusso di ritornare a scuola, questa volta senza compiti a casa. Ieri, come dinamica di gruppo, abbiamo fatto un dibattito 5 contro 5, sull'opportunitá o meno delle adozioni da parte delle coppie omosessuali, ed é stato molto interessante. Fortunatamente sono capitata dalla parte di quelli a favore.
Nel mio gruppo abbiamo fatto una riunione iniziale per riunire le argomentazioni, e anche un giro di posizioni reali sulla questione: c'erano un ragazzo indeciso piú propenso per il no, una ragazza contraria perché la natura é saggia, un'altra ragazza favorevole perché molti bambini sono senza genitori e un altro ragazzo, che si é incorporato al corso da due giorni, che ha dichiarato per primo, aprendo le mani come due ventagli: Io sono totalmente a favore. Ok, dico, e comincio a verbalizzare le sue argomentazioni su foglio. Avevamo scritto anonimamente i temi del dibattito che avremmo voluto, poi si é votato e la maggioranza ha propeso per questo. Tutti credevano che fosse stato lui a proporre il tema , invece l'avevo proposto io.

Tra le argomentazioni dei contrari, la necessarietá di una presenza femminile e una maschile nell'educazione e nella conoscenza del mondo del bambino, siano esse reali o virtuali, come nei figli di vedove o ragazze madri. Il ragazzo favorevole del mio gruppo a un certo punto, con una certa flemma wildiana, ha addotto: Insomma, non bisogna mica essere uomo o donna per essere femminili o mascolini. Mi é sembrato geniale, un grande.

A questo punto potrei citare l'esempio del mio ex vicino, sull'isola, che ho visto da poco, praticamente sposato con un giovane che tratta come un re, si alza alle sei per preparargli il cestino della merenda per il lavoro, ogni giorno una cosa diversa, pulisce la casa, fa da mangiare, fa il bucato e pure lavora come aiuto-cucina in un ristorante. Sceglie per lui anche i vestiti, lo mette tutto in tiro per uscire, lo veste da donna per il carnevale e cosí via...Una mamma tradizionale, con il grembiule, te lo racconta tutto e ha la foto della Vergine con fiori nel salone, peró uomo. Sovversivo, a suo modo...


Wednesday, March 28, 2007

21 settimane

Dopo vari minuti passati a tasteggiare con la faccia affondata nello schermo, oggi l'ecografo ha voluto emozionarmi (fa parte della prassi) volgendo ad un tratto lo schermo in 3D verso di me e dandomi pugni nella pancia. E c'è riuscito. Si vedeva il bambino a colori, muovendo il braccio vicino alla testa, in un atteggiamento che ha generato due interpretazioni contraddittorie: Fa il pugno chiuso, vedrai che vita difficile di fará fare questo birbante, secondo il medico, e Che timido guarda si copre il viso, secondo l'infermiera. Mi è piaciuta questa ambiguitá, la forza e la timidezza, coprirsi dietro un pugno chiuso, poi ho concluso che volesse solo proteggersi dai puntelli del medico. Il medico ha confermato: machote, e al salutarmi quando me ne andavo mi ha detto Complimenti per il maschio (machote), ha confermato anche questo. Che, quando é femmina faranno una faccia più mesta? O si riferiva alle qualitá di questo maschio in particolare, il maschio del futuro?

Monday, March 19, 2007

Deconstructing pregnancy (I)

Sono stata in Italia 5 giorni, a fare scorta di chiacchere e punti di vista sulle questioni che mi sto ponendo in questo periodo, tipo la costruzione sociale della riproduzione e perché si desiderino figli. Sto anche leggendo libri in materia, i pochi che ho trovato utili, e se da un lato sto realizzando un sacco di cose molto interessanti, dall'altro mi sento come la prima donna incinta della terra. Non tanto per magalomania, quanto per solitudine: mi vedo sola ad affrontare qualcosa senza avere esperienze precedenti, nè nipotini, né figli di amiche strette (le mie amiche strette non fanno figli, e su questo non mi viene da indagare, mi sembra assolutamente normale – anche se magari li desiderano per un futuro remoto), né persone intorno che mettano in discussione l'esistenza di un naturale istinto materno di riproduzione e protezione per ricongiungersi al naturale movimento di autoconservazione della specie nel momento in cui naturalmente scatta l'orologio biologico...bla bla bla.

Nel poco tempo che ho passato con i miei genitori ogni discorso o riferimento era a donne incinte, donne che avevano partorito, notizie di donne ecografate male, ecc. ecc. Una sera sono stata de/portata a casa di una coppia di loro amici che aveva appena partorito una bambina, mia madre l'ha presa dalla culla mentre dormiva tranquilla, l'ha tenuta in braccio un po' e poi TOMA, ora la prendi in braccio tu. Io mi presto ma faccio l'occhiolino al gatto desiderando in realtá spupazzarmi lui piuttosto. La madre della neobimba dice il peso in kili con ben 3 cifre dopo l'unitá, ossia 'quando è nata pesava 2 kili e 362 grammi, quando l'ho allattata non ci credevo: 2 kili e 789! Che mangiona!' (ho preferito pensare che vendesse droga). Quando ha fatto le ecografie si é sempre messa a piangere dalla commozione, ma, per l'esperienza che ho io, nelle ecografie solo il dottore vede e ti indica ossa e organi, tu fai sì sì, ma potrebbe essere qualsiasi cosa, non si capisce veramente un cazzo. Forse é per quello che si é messa a piangere.

Mi sono anche fatta portare da mia madre a farne una, cosí, visto che mi ero dimenticata a jerez le foto della precedente, e appena il medico mi ha fatto vedere quelli che sarebbero i coglioncini, mia madre ha detto “meno male, cosí non dovrá partorire”. Che delicatezza! Peró dovrá fare il militare. No, il militare non é piú obbligatorio. Invece partorire sí...


Saturday, February 10, 2007

Ma che Dico Pacs...

Non posso evitare di soffermarmi sulla retorica che si è sviluppata intorno al disegno di legge sui pacs, ma che dico pacs, Dico. Pacs è una parola troppo laica, Dico sicuramente piace di piú a Mastella, per questioni di assonanze, chissá. Subito dopo l'approvazione Prodi ha detto "Ci voleva la determinazione di due donne per arrivare a questo risultato", due donne, Bindi e Pollastrini, piú un uomo, Amato, felice "tra le due levatrici che hanno contribuito alla nascita di questo bimbo" (parole sue). Sembra la fiera del paternalismo. Due donne non scrivono una legge, la partoriscono, gli danno un nome e la battezzano, (come dice, esordiendo, Pollastrini) - Prodi va a messa dopo l'approvazione e fa la comunione (si sará confessato?).
Il testo, a quanto pare, é una gincana di acrobazie linguistiche per mettere d'accordo tutti, "é stato scritto q.b., come nelle migliori ricette di cucina", dice la Pollastrini. La donna partorisce e cucina, poi? Cuce le varie anime del centro sinistra come una variopinta coperta ricamata all'uncinetto? Crea armonia tra elementi discordi come una buona padrona di casa?
Non ci siamo proprio, come direbbe Rutelli...

Nuova immagine

Volevo creare un altro blog, ma per non turbare le liste dei preferiti degli e delle aficionad@s, resto allo stesso indirizzo e compenso con un cambio di lay out che simbolizza il "cambio d'immagine" che sto attraversando. Sono andata sull'argento pastello, un colore da baby-cyborg, vorrei essere anche piú esplicita, ma non hanno ancora inventato gli schermi con la pancia.
Sto sintetizzando un altro essere, ma non so quanto riusciró a parlarne, mi mancano le parole, le metafore, i registri, e non mi ritrovo nei toni mielosi e cucci cucci delle riviste pre-maman. In ogni caso, non smetteró di cercare, e prima o poi qualcosa verrá fuori...

Wednesday, October 11, 2006

Queste sí che sono soddisfazioni

Oggi sono andata a provare a fare una fotocopia della mia pergamena di laurea, sempre nella speranza che un domani remoto il mio titolo di studio sia riconosciuto in Spagna e io non figuri nelle liste del collocamento come analfabeta. La tengo custodita in uno di quei rotoli da disegnatore, e devo dire di aver rischiato di perderla varie volte tra innumerevoli traslochi e peripezie, ma per qualche strano motivo non ci sono ancora riuscita. Oggi l'ho portata nella mia copisteria-internet di fiducia, vicino casa, nel barrio. E' gestita da una coppia giovane che evidentemente passa lì dentro la maggior parte del suo tempo, c'è sempre buona musica, etnica prevalentemente, e ci sono 6 computer, ad ognuno dei quali è assegnato il nome di un continente, per cui quando gli dici che vuoi andare su Internet loro ti dicono, Vai in Oceania, Vai in Antartide, Vai in America, e così via.
Oggi sono andata con il mio rullo della pergamena e ho chiesto, prima di tirarla fuori, Fate fotocopie grandi?
No, mi ha risposto Lei, guardando fissamente il rullo, Ma sono proprio curiosa di sapere cosa c'è lì dentro! Senza mezzi termini.
E io, No... niente, la mia laurea, er pezzo de carta.
Ma dai, fammela vedere.
E va bene, guardala (la sfodero).
Uhh guarda che bella, complimenti! La preleva e la porta da Lui che stava con un amico-cliente vestito bene. Che carta! E che bella cornice! Guarda le figure...tre ore a dissertare sulla mia pergamena e a farmi i complimenti per la qualità della carta e la precisione delle miniature. Io più rossa del culo di un ciclista, ho sfoggiato un 'Pena que no sirva pa na' (peccato non serva a niente), e questi a continuare a felicitarmi, mi sembra quasi di essermi laureata oggi. A un certo punto Lui é uscito dal trip della carta e delle miniature e ha detto "Qualsiasi altra persona l'avrebbe incorniciato", l'ho preso come un complimento.

Oggi ho pensato, tra le altre cose, di iscrivermi a un master a Salamanca, si chiama Genere e Comunicazione, si propone di formare esperti comunicatori che considerino il punto di vista di genere nella loro attività di pubblicitari/e o giornalisti/e o formatori/e. Mi è sembrato estremamente interessante. Stavo scrivendo il secondo round di domande all'organizzatrice - devo essere sicura, visto che si tratta di 15 ore di viaggio un giorno alla settimana - quando mi è venuto in mente che l'università che lo organizza si chiama università PONTIFICIA di Salamanca.
Ora, ho detto, vabbè, sarà rimasto il nome da chissà quanto tempo, non ci sarà da preoccuparsi. Per sicurezza, visito il sito dell'università e noto nella home page la presenza di svariati vescovi e cardinali! AAAAHHH! Al che aggiungo una domanda alla mail, dopo il quando finisce il master e se sia o meno adatto a una che voglia formare ad esempio docenti elementari e superiori sul tema, e cioé: Non sarò fuori luogo non essendo cattolica e avvertendo una certa ostilità verso le istituzioni e i modelli culturali e di genere di questa religione? Sottintendendo, finemente e fiduciosamente, Di quale portata sarà l'ingerenza dell'orientamento cristiano-cattolico nei docenti e nelle discussioni di questo master? Non mi andrebbe di farmi otto ore a andare e otto a venire per partecipare a una catechesi!
Che contraddizione, un master di studi di genere all'Opus Dei! Siamo proprio alla frutta, non c'è piú neanche la mezza religione.
Mi aspetto che mi mandino a fanculo, in quanto non cattolica, ma sicuramente quest'aneddoto salterà fuori in qualche pausa caffè, o tra una messa e l'altra.

Tuesday, October 10, 2006

Fantagiustizia

Vostro Onore,
Si è vero avevo bevuto,
stavo tornando a casa
in direzione contraria
ma piano molto piano
me ne sono accorta subito
ho visto la polizia da lontano
mi sono accostata
e immediatamente consegnata.
Vivevo lì da poco
E andavo sempre a piedi,
la macchina è del mio ex
compagno da quel giorno
E si noti l'enjambement.

Una birra e un rum,
non sono abituata,
non mangiavo da due giorni,
mi sono separata,
proprio quel giorno
la goccia ha fatto traboccare il vaso,
e pure il palloncino...
Ho soffiato con la pancia,
come suonando una trombetta,
gli occhi erano lucidi per il pianto
e balbettavo perché ero nervosa
l'espressione verbale difficoltosa sì,
sono straniera,
vacillavo per la stanchezza e il dolore,
ero distratta dagli antecedenti della giornata,
giacchè proprio quel giorno la mia vita è cambiata,
ancor prima di commettere un delitto.

Rispetto al 'passiva', che compare nel dossier della polizia,
direi che mi sembra un comportamento più che adeguato con le forze dell'’ordine,
'insicura' (?) la ero perché
vorrei vedere lei Vossignoria
in una situazione del genere,
e l'alito...ehhm.
avevo appena sputato fuoco in spiaggia,
sa, sono del saggittario...

So che non avrei dovuto guidare perché la legge non lo permette
neanche con una birra, ma ero in piene facoltà,
e non sono stata un pericolo,
la strada era larga,
e io ho sbagliato
perché a volte succede di sbagliare
e dove appare una strada larga
si pensa subito che si possa andare nei due sensi,
e invece no.

- D'accordo, mi ha convinto,
l'assolvo, l'udienza e tolta.

Friday, August 18, 2006

Trasformazioni

Volendo imbellettare la realtà, vivo in una casa piccola per me sola, in cui c’è tutto: camera, salone, sala da pranzo, cucina, bagno, mansarda, terrazza e patio. Il tutto in miniatura, piano basso e nessuno sopra di me, finestra e porta su una strada che porta il nome di una battaglia. Questa casa ha cento anni, un lusso da queste parti, dove tutto è alto nuovo e vuoto. Questa casa é l'esatto contrario di quella del mese passato, un attico enorme, bianco, nuovo e vuoto. Ho già allestito l’aula multilingue, mi manca solo una tavola rotonda, ma d’altronde ho un solo alunno (il guardia di cui sotto). Dal tetto vedo il mare, un mare di ondulina, tre ciminiere e una centrale elettrica. Ma il centro (di Jerez de la Frontera) non è tanto lontano, volendo imbellettare un poco il tutto si potrebbe dire che la mia situazione è tra un’amelie gitana e Marcovaldo. Mi vesto con lo stile sofferente (ma sexy) di guinneth palthrow in sliding doors, dopo la separazione dal compagno. Ho già deciso di imbiancare (azzurrare) la stanza di sopra… aggiungete un buon pizzico di disperazione alla Juliette Binoche nella prima parte di film Blu di Kieslovsky (??) e una manciata di tristezza di Lucia nella seconda parte di Lucia y el sexo, ed ecco pronta la ricetta. Un cocktail di risorse per una identificazione autoavvalorante. Ho una gattina siamese super affettuosa che si chiama Soledad, che mi capisce perfettamente, almeno lei. E’ troppo piccola per cacciare, ma si intratterrà presto con gli scarafaggi e qualche topino. Per non parlare delle guerre dei gatti sui tetti di ondulina…e delle serenate che le faranno quando sará grande!
Prenderò lezioni di flamenco, ho anche scritto la prima parte di una buleria. Cominceró con le mani, poi vedró se danze o cassa.

Oggi è venuto il proprietario della casa in moto e in divisa da polizia nazionale (in servizio) per delle infiltrazioni che gli avevo comunicato (oggi per la prima volta ho sperimentato la pioggia in andalucia), la salita delle scale gli è costata fatica perché era stretta e non ci passava col manganello. Io trattenevo le risate e intanto gli rinfacciavo di avermi detto, quando ero venuta a vedere la casa, che non c’erano perdite, mentre ce n’erano almeno due, e una che si sapeva. E lui, Ho provato varie cose con il muro, non c’è verso, sudando, e io, Chiami un muratore, carajo! e lui che è anche tappezziere e si crede tuttofare, sempre sudando, mi ha detto che farà sicuramente qualcosa. E' dovuto anche tornare a bussarmi perché si era dimenticato il casco.

Tuesday, August 08, 2006

La posta del cuore...

Se da molti punti di vista non ha alcun senso dire che una bella donna normalmente é stupida, tuttavia puó risultare probabile che un bell'uomo che abbia un corpo grande e forte non abbia granché da dire e a volte sia anche un po' idiota. Infatti, da un lato stanno i palestrati e i discotecari, che pensano solo ai muscoli e al coño, dall' altro lato stanno quelli che per tutta la vita hanno fatto lavori duri e pensato solo al lavoro, trascurando vari altri 'dettagli' del vivere, con lo scopo di dimenticare qualcosa e il risultato finale di ridursi la mente a qualcosa che assomiglia a quelle lavagnette magnetiche da bimbi, in cui con un breve movimento da un lato all'altro, si cancella tutto. Quando il breve movimento non é piú una decisione personale ma é diventato, con il passare degli anni, un'abitudine, come la notte tra un giorno e l'altro, allora, da un certo punto di vista, che senso ha affannarsi a scrivere sulla lavagna magnetica? Bisognerá trovare un altro supporto, o un altro uomo grande forte, gentile, con una mascolinitá differente, un quaderno sotto il braccio e una penna in tasca. Perché dei computer non ci si puó sempre fidare.
Per i grassi é un'altra storia, ma non mi piacciono, anche se li preferisco ai magri. Gli sportivi neanche a parlarne, i ballerini ufff...troppa disciplina.
E perché poi desidereró il corpo di un uomo, quando é evidente che vado piú d'accordo con le donne, in proporzione? Ahi, in che paradosso mi sono ficcata!

Friday, August 04, 2006

Tra le tante andaluse...

Ma sì, raccontiamone una a caso, giusto per mantenersi in forma. Tre settimane fa (ma potrebbe essere anche un anno), il 16 luglio, giorno della vergine dei marinai, avrei dovuto installarmi in una stanza a Jerez, in appartamento condiviso con: i padroni di casa (uno che mi guardava con un occhio solo e io non sapevo mai qual’era, sedicente dottore, nonché ipertiroideo, con fare accelerato e atteggiamento invasato, più la fidanzata boliviana) e un’altra signora, probabilmente dell’Europa dell’est, che aveva affittato un’altra stanza dello stesso appartamento, situato in una di queste urbanizzazioni enormi che costellano tutta l’Andalucia. In un sabato in cui avevo bisogno di un posto mio e basta, ho creduto in questa possibilità e gli ho lasciato 100 euro solo per poter avere delle ‘chiavi di casa’ in tasca. Con tanto di ricevuta di suo pugno in foglio di quaderno, che ho tenuto io, lui no. Nel frattempo ripenso alle conversazioni e lascio passare un giorno, in cui peraltro lo chiamo e lui non risponde al telefono, e finalmente penso: fino a che punto mi ha preso per il culo questo? In effetti a ripensarci l’indice era davvero troppo alto e io avevo troppo bisogno di tranquillità per permettermi di dover stare all’erta, così il giorno dopo, invece di entrare nella suddetta casa, a jerez ho cercato un’hotel carino e ci sono stata due giorni in raccoglimento, finchè non è arrivata la casa dove sto vivendo ora. Ma a questo punto si poneva una domanda: e le 100 euro? Bisognava recuperarle. Vado con le buone, lui risponde con le cattive, io replico con buone cattivissime, tipo che ci vediamo di persona così posso restituirgli le chiavi, lui accetta e mi manda la fidanzata, tende sempre a farmi parlare con la fidanzata perché sennò si altera, mi rendo conto nel frattempo. La fidanzata arriva provando pateticamente a fare la dura e io gli dico, Ti sei tagliata i capelli? Ti sta bene! Le vedo la mano, le banconote non erano accartocciate abbastanza bene per non sembrare solo 50, e lei, che si aspettava le chiavi, si è beccata un bel Meglio che cambi la serratura, guapa!, e via dentro la stazione, suona il telefono è lui, che mi dice Te acabas de buscar un problema, Il problema te lo sei appena cercato tu, gli dico io, e via minacce di denunce da ambo i lati. Vado da un guardia della stazione, piuttosto alterata in effetti, gli spiego la situazione e lui va a consultarsi con un suo collega agente immobiliare (..?!), e risulterebbe che lui avrebbe diritto a tenersi la caparra. Io so che lui non è in diritto di affittare una stanza senza dichiararlo, ma a poco a poco mi tranquillizzo, comincio a sentirmi una regina per aver recuperato la metà dei soldi, chiamo per telefono risponde lei e le dico Ascoltami, non voglio problemi vieni qui che ti restituisco la chiave ti aspetto alla porta, E PORTATI ANCHE TUO MARITO, CHE GLI VOGLIO VEDERE LA FACCIA UN’ALTRA VOLTA..E lei Porque, te gusta? Eh? Te gusta mi marido? E io, Sì, me gustan los biscos! (mi piacciono gli strabici!) E lei, no, vengo da sola. Nel frattempo aspetto sulla porta con il vigilante e loro chiaramente non vengono perché io sono con un signorotto in divisa e manganello, e ho più fogli in mano di lui, che non sa niente di me o quasi. Dopo un po' mi chiama lei e mi dice Ho parlato con l’avvocato, mio marito è andato a lavorare (era lì a suggerirle), mi ha detto di lasciar perdere, quindi mandaci le chiavi e il foglio della ricevuta per posta. Io le dico che si, chiaro glie lo mandavo subito. Per sicurezza mi hanno fatto anche chiamare da un sedicente avvocato di cui ho ascoltato il messaggio in segreteria. Avevo tre giorni di tempo. Ho lasciato passare un po’ di più ma alla fine oggi gli ho mandato chiavi e un pezzo del foglio della ricevuta che non dice nulla di me (avrà pensato che sono mafiosa), l’ho fatto anche perchè nel frattempo alla stazione avevo fatto amicizia con il vigilante, che da domani comincerà a venire a lezione di inglese, se dio vuole. Più avanti chissà, anche un collega e il figlio. Ho giá attrezzato l’aula multilingue…

Monday, July 31, 2006

Raccordo

É da un mese che sono qui in andalucia e mi sembrano anni, ma in fondo era questo che volevo, dilatare il tempo. Un po' meno sofferenza non avrebbe guastato, ma come direbbe la mia amica gitana, ad ogni dolore ti si aprono gli occhi. Ho trovato una casa enorme bianca e vuota, poco a poco la sto riempiendo, dovró lavorare per mantenerla. O qualcuno potrebbe venirmi a trovare e installarsi in una delle 4 stanze e/o 2 terrazze a disposizione. Mi hanno regalato una gattina, l'ho chiamata soledad, come il sentimento piú frequente di queste settimane.
Meno male che c'è la mia amica flamenca che mi fa parlare ridere e battere le mani, ma la vedo solo il sabato perché il resto dei giorni lavora nelle case dei 'benestanti' in vacanza.
Devo tagliar corto, ci sono offerte interessanti a vueling.com e myair.com, per chi ha orecchie per intendere.

Wednesday, July 12, 2006

Jerez de la frontera

La brasiliana di cui sotto, quella che mi aveva affittato una stanza, mi ha cacciato di casa malamente, non perché aveva previsto che non le avrei pagato l'affitto di ottobre, bensí perché non parlo abbastanza della mia vita, non compro prodotti per il corpo adeguati, sono troppo hippie quando potrei essere una buona cameriera, ma soprattutto perché sono del saggittario. Piú tutta una serie di cose che non vale la pena ripetere ma che indubbiamente restituiscono una immagine di me che non corrisponde a quella che ho io e varie altre persone indubbiamente piú vicine. Le ho detto che sprofonderá nella sua stessa merda, non ho saputo fare di meglio. Volevo regalarle una profezia, lei l'ha intesa come una minaccia, ha chiamato subito il mio compagno (che invece poteva rimanere) allarmata, ma io non perdo tempo o energie per vendette in questo caso. Sono andata invece a Jerez de la Frontera, patria della buleria, dei cavalli e del motociclismo, e in due mattine ho trovato (incrociamo le dita) casa, lavoro e amicizie. Nel frattempo sto a casa della mia amica gitana, l'unica persona che mi comprende in questo momento, perché va detto che mi sono anche separata dall'altra metá per capire un po' meglio la situazione, e perché la capisca lui pure. Jerez mi entusiasma, nonostante i suoi 49 gradi e nonostante non dia al mare. Se tutto va bene come spero, vivró in una casa andaluza super popolare con un patio interno e una terrazza dove stendere i panni, e tanti vicini vecchi e bambini. In attesa che finisca la stagione degli affitti stellari per stare vicino al mare.

Tuesday, July 11, 2006

La donna come scaricatrice di porto

In questo articolo analizzeremo la funzione della donna nello scaricare il pesce e problematizzeremo alcuni nodi in merito alla questione della discriminazione di genere nell'ambito del territorio portuale, prendendo ad esempio il caso di L., 29enne, bianca, ceto medio-basso, atea, bisessuale e anche un po' rompicoglioni. In un porto del sud della spagna che non menzioneremo - ma va precisato che ogni porto ha le sue leggi - L. entra nel molo con un altro giovane, che chiameremo per comoditá 'el gitano', che non é il suo compagno, il porto in questione é recintato, un poliziotto portuale all'entrata, la guardia civile all'uscita, un vigilante nel molo. L. guida la macchina e si reca dove attraccano le barche, ci sono gruppi di uomini che aspettano le barche, guardando in silenzio, el gitano spiega a tutti quanti uno per uno che L. é la fidanzata di quello che é venuto il giorno prima e che oggi non é potuto venire e avendo lei la patente...Intanto molto silenzio, molte occhiate, il ghiaccio che non arriva e il muletto con le casse di plastica nemmeno. Ma le barche sono giá lí e solo quella conosciuta da L. comincia a scaricare, le altre ferme in sciopero con l'equipaggio attorno alla suddetta barca, a guardare in primo luogo l'unica barca che scarica il pesce e che non ha risentito dello sciopero, secondariamente l'unica donna che probabilmente sia mai entrata nel porto senza avere 70 anni e senza vendere i biglietti di una sub-lotteria che funziona con le estrazioni del lotto ma allo stato non regala nulla. Molto silenzio, L. sapeva che di solito il clima era piuttosto animato dal punto di vista del linguaggio sessista, ma quel giorno nessuno aveva detto nulla, tutto l'equipaggio dell'unica barca che scaricava lavorava, L. passava le casse con l'obiettivo di raccogliere due ceste di pesce azzurro (caballas) da 30 kili l'una e andarlo a vendere ai ristoranti e in strada, con el gitano.
Il lavoro continua quando a un certo punto arriva il poliziotto portuale, si apparta con el gitano y el gitano torna dicendo a L. che deve aspettare fuori.
A questo punto L. si avvicina al poliziotto e chiede quale sia il problema, il poliziotto risponde "Tu vedi altre donne qui? NO, e allora vai fuori".
L. non puó dargliela vinta con questo tipo di spiegazione, come accennavamo prima enumerando le varie categorie di appartenenza della suddetta, e risponde "Io non vedo cartelli che dicano che le donne non possono entrare qui" e poi la formula magica "non mi stará mica discriminando in quanto donna?" Il poliziotto, a cui probabilmente avevano spiegato da poco che la discriminazione é una cosa brutta, [in effetti questa accusa in spagna funziona molto bene, mette tutti sulla difensiva, chissá perché... N.d.r.] dice che nel porto possono stare solo persone autorizzate o persone relazionate con persone autorizzate, L. per non mettere nella merda altri, esce, non senza aver fatto una buona chiaccherata con il poliziotto, di cui poche tracce sono documentate. Nel frattempo, a detta del gitano, l'equipaggio si ribella, comincia a prendere a pesci in faccia, fuor di metafora, il guardiano del molo che si ripara fuori a chiacchierare con L., spiegando le regole del porto e della presenza femminile, adducendo varie motivazioni leggermente piú accettabili di quelle del poliziotto precendente (le prostitute che si infiltrano a volte), ma questa parte merita un articolo a parte che uscirá probabilmente nel prossimo numero di "Scaricare donna".